Calandra Teatro: Otello

2–3 minuti

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Compagnia Teatrale

Regia di Giuseppe Miggiano
Grafica e Scenografia: Piero Schirinzi
Musiche: Federico Della Ducata
Costumi: Piero Schirinzi, Claudia Calò, Benedetta Fedele
Direttrice di scena: Anna Rita Vizzi
Organizzazione generale: Salvatore Selce
Presidente: Teresa Lombardi

Sinossi

“Spengo questa luce, e poi spengo quest’altra…”
In queste fatali parole di Otello si condensa il senso più profondo della tragedia shakespeariana: un istante sospeso tra l’ultimo anelito di luce e l’inesorabile discesa nelle tenebre.
La Compagnia Teatrale “Calandra” di Tuglie porta in scena un “Otello” essenziale e potente, dove il dramma non si consuma in fastosi e sontuosi scenari di corte e di campi di battaglia ma in uno spazio scenico più psichico che fisico, un luogo interiore dove si agitano paure, desideri, ossessioni. In questa rilettura, la scenografia diventa un luogo astratto e indefinito e assume il significato di coordinate simboliche in cui le tensioni
interiori dei personaggi prendono forma e la loro psicologia si riflette.
Cinque personaggi abitano questo spazio: Otello, Iago, Desdemona, Emilia e Cassio.
Cinque archetipi esistenziali, cinque voci, cinque frammenti di un mosaico tragico che si ricompone scena dopo scena. In questo adattamento, rispettoso dell’originale ma teso a
valorizzarne il senso più profondo, ogni personaggio si mette a nudo in momenti di confessione diretta, finestre atemporali attraverso le quali lo spettatore accede al loro microcosmo interiore, condividendone debolezze, propositi, paure.
Come in un gioco di specchi deformanti, l’amore e la gelosia si scontrano, il sospetto divora la fiducia, e la menzogna, come un veleno, si insinua nell’anima intossicandola.
Iago, come una Moira, tesse la sua trama con sordida naturalezza. Cassio, ingenuo prigioniero dell’onore, si dibatte ignorando di essere solo la pedina di un gioco perverso.
Emilia, lacerata tra fedeltà e verità, lotta contro l’ineluttabilità della tragedia.
Desdemona si aggrappa all’amore con cieca speranza, ignara della tempesta che la travolgerà. Otello, preda dell’odio di Iago e della propria insicurezza, precipita lentamente in un gorgo di dubbi e ossessioni.
E alla fine, nel momento in cui tutto sta per spegnersi, resta solo il silenzio sospeso di un desiderio che deraglia, di un amore che si trasforma in condanna, di una luce che si spegne due volte: fuori, e dentro. Un Otello che scava nell’abisso dell’animo umano, in bilico tra la flebile luce di ciò che avrebbe potuto essere e il buio profondo di ciò che è diventato.

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