Pip: Otello è pronto, Amleto è pronto, e a quanto pare anche i microfoni sono stati controllati e ricontrollati — benvenuti al Salento Shakespeare Festival.
Mara: Questo episodio copre le ultime ore prima dell’apertura del festival, con un post di Arcibal’d Arcibal’dovic che racconta l’attesa, la tensione, e quella strana sospensione del tempo che precede il sipario. Partiamo da lì.
Meno 1…
Pip: C’è un momento preciso, la vigilia di uno spettacolo, in cui tutto è pronto ma la mente si rifiuta di crederci — e questo post lo abita dall’interno, senza distanza.
Mara: Il testo descrive quella sensazione con precisione: “Il tempo, improvvisamente, ha rallentato il suo scorrere monotono e si è quasi fermato sull’orlo di un tic che non vuole saperne di diventare tac.”
Pip: Quella sospensione non è ansia generica — è il momento in cui il lavoro finito non basta ancora, perché la mente continua a girare cercando l’errore che non c’è. Il riposo è vietato fino al via.
Mara: Ed è interessante come il post distingua due tipi di controllo: gli occhi che verificano la materia — banner, luci, microfoni, brochure — e la mente che cerca qualcosa che la materia non può dare.
Pip: I colori del festival che “ricevono apprezzamenti” viene citato quasi di passaggio, come se piacesse ma non bastasse a calmare niente. Il conforto esterno non ferma il loop interno.
Mara: La parte finale del post è un lungo elenco di nomi — attrici, attori, collaboratori, la Proloco di Tricase, il Comune di Salve, la cooperativa Raggio di Sole, RadioVenere — tutti coloro con cui il festival viene condiviso.
Pip: Un catalogo affettuoso, non una lista di crediti. La differenza è che si legge come un pensiero che corre verso le persone, non come una nota a piè di pagina.
Mara: Il post chiude con una sola frase: “Manca solo 1 giorno.” Dopo tutta quella tensione accumulata, la sobrietà di quella riga fa il suo effetto.
Pip: Trattenere il fiato, dicono. Domani si apre il sipario su quel sogno condiviso — e adesso tocca al pubblico fare la sua parte.
Mara: L’attesa, i nomi, il tic che non diventa tac — c’è qualcosa di molto umano in tutto questo, al di là del palco.
Pip: Shakespeare capiva l’attesa. Probabilmente anche lui ricontrollava i microfoni. Al prossimo episodio.

Lascia un commento